sabato 19 dicembre 2015

3.Il contesto sociale della letteratura volgare

Il contesto sociale della letteratura volgare
Abbiamo detto che in realtà la lingua dei colti è il latino e che il volgare scritto si afferma inizialmente nei paesi di lingua francese (d’oc e d’oil)
Perché?


Perché solo qui vi è un gruppo sociale sufficientemente forte per affermare questa lingua che in realtà veniva parlata tutti i giorni per i normali rapporti tra le persone.
Nell’XI secolo in Francia il gruppo che riesce a imporre questo cambiamento è rappresentato dai cavalieri cioè dalla parte più importante dell’esercito regio costituita da da nobili privi di feudo.
I valori di questa società sono laici:
il coraggio (e la capacità tecnica di usare le armi)
la dicotomia onore-vergogna (l’onore del nome, la difesa da ogni tipo di offesa ecc.)
il rispetto per l’avversario e la lealtà nei confronti del proprio gruppo e re.

Poiché si tratta di nobili che spesso non hanno una grande tradizione feudale alle spalle un punto centrale (che sarà ripreso come vedremo da Dante e dagli stilnovisti) è quello della importanza della grandezza d’animo in confronto alla nobiltà di nascita.
Ciò che è importante non è la gentilezza (intesa come appartenenza ai gentili e cioè ai nobili per sangue e casta) di nascita ma quella che è data dal rispetto del codice cavalleresco e dalla nobiltà d’animo.
Questi valori vengono poi fatti propri dai centri cortesi del Sud e del Nord della Francia e si parla quindi di ideale cortese.


Vi sono però alcune importanti differenze
Innanzitutto il valore cortese è antitetico rispetto al non valore dei villani e cioè da tutti coloro che devono lavorare per vivere mentre i nobili d’animo sono solo all’interno delle corti


In secondo luogo la donna, che non aveva alcuna importanza per i cavalieri, diventa il simbolo della virtù e della gentilezza, fonte stessa di cortesia tanto che ingentilisce non solo al contatto ma addirittura solo vedendola.
È attorno alla donna infatti che ruota la vita di corte specie quando gli uomini sono impegnati nelle battaglie.
Alla base delle opere poetiche dei trovatori vi è il concetto di L’amor cortese
L’attività simbolico-poetica che ruota intorno a questa donna ideale della corte prende il nome di Amor cortese e come era stato per la cavalleria è regolato da un vero e proprio codice cioè da un insieme di norme di comportamento.
Prima di tutto la donna è emanazione diretta della divinità e quindi è un essere superiore al quale l’uomo deve solo sottomettersi anche compiendo imprese in suo nome o sottoponendosi a prove durissime. È anche possibile che l’uomo non abbia mai vista la donna e che ne abbia solo sentito parlare.
Si tratta di un amore sublimato che non prevede una soddisfazione fisica anche se anelata e desiderata e esplicitata nei componimenti.
L’amor per una donna è una sorta di catalizzatore che trasforma gli uomini da rozzi a gentili (paradossalmente se non sei cortese non puoi amare ma se ami lo diventi)
È un amore che nasce solo al di fuori del matrimonio, la donna è già sposata, quindi tutto deve svolgersi in segreto e le donne non sono mai chiamate col loro vero nome ma con uno pseudonimo (senhal)
Nell’amor cortese l’amore terrestre supera quello per Dio.
I comandamenti di Andrea Cappellano
  • Sono XIII i principali comandamenti de l'amore:
    I. Fugire come tempesta l'avarizia ed eser largo.
    II. Schifare al postutto di dire bugia.
    III. Non dir mal d'altrui.
    IV. Non mettere in boce gli amanti.
    V. Non manifestare il tuo amore a più d'uno.
    VI. Servare castitade al tuo amante.
    VII. Non turbare con tua saputa l'amore altrui ch'è compiuto.
    VIII. Non volere amar femina che sia tua parente.
    IX. Ubidire in tutto li comandamenti delle donne.
    X. Sempre ti pena di volere amare.
    XI. Sie cortese e gentile in tutte cose.
    XII. Non ti storre di fare sollazzi d'amore secondo che vuole lo tuo amante.
    XIII. E non ti vergognare di dare e di ricevere sollazzi d'amore.
L’amore è un fatto naturale che come tale si colloca al di fuori delle leggi sociali come quelle del matrimonio (che era quasi sempre di comvenienza).
L’amore è passione sia soddisfatto o no, è incertezza e instabilità ma è anche strumento di elevazione morale.
L’uomo perfetto è quello che sa amare secondo questi comandamenti.



Come il ramo del biancospino di Guglielmo di Aquitania


I Ab la dolchor del temps novel
foillo li bosc, e li aucei
chanton, chascus en lor lati,
segon le vers del novel chan:
adonc esta ben c'om s'aisi
d'acho dont hom a plus talan.

II De lai don plus m'es bon e bel
non vei mesager ni sagel,
per que mos cors non dorm ni ri
ni no m'aus traire adenan,
tro qu'eu sacha ben de la fi,
s'eI'es aissi com eu deman.

III La nostr'amor va enaissi
com la brancha de l'albespi,
qu'esta sobre l'arbr'en creman,
la nuoit, ab la ploi'ez al gel,
tro l'endeman, que·l sols s'espan
per la feuilla vert el ramel.

IV Enquer me menbra d'un mati
que nos fezem de guerra fi
e que·m donet un don tan gran:
sa drudari'e son anel.
Enquer me lais Dieus viure tan
qu'aia mas mans soz son mantel!

V Qu'eu non ai soing d'estraing lati
que·m parta de mon Bon Vezi;
qu'eu sai de paraulas com van,
ah un breu sermon que s'espel:
que tal se van d'amor gaban,
nos n'avem la pessa e·l coutel.
Nella dolcezza della primavera
i boschi rinverdiscono, e gli uccelli
cantano, ciascheduno in sua favella, 1
giusta la melodia del nuovo canto.
E' tempo, dunque, che ognuno si tragga
presso a quel che più brama.

Dall'essere che più mi giova e piace
messaggero non vedo, né sigillo:
perciò non ho riposo né allegrezza,
né ardisco farmi innanzi
finché non sappia di certo se l'esito
sarà quale domando.

Del nostro amore accade
come del ramo del biancospino, 2
che sta sulla pianta tremando
la notte alla pioggia e al gelo,
fino a domani, che il sole s'effonde 3
infra le foglie verdi sulle fronde.

Ancora mi rimembra d'un mattino
che facemmo la pace tra noi due ,
e che mi diede un dono così grande:
il suo amore e il suo anello.
Dio mi conceda ancor tanto di vita
che il suo mantello copra le mie mani!





Sono presenti alcuni topoi, alcuni luoghi letterari che saranno in molti componimenti successivi di vari autori e che continuano ad agire anche ai nostri tempi.
Il topos del bosco del locus amoenus (in contrasto al tema del locus horridus)
il tema della primavera-rinascita
il contrasto tra la felicità-rinascita della natura e la tristezza dell’io lirico (perché non riceve notizie)
Vari i segni legati alla società feudale, il mantello, l’anello, lo stringere le mani fanno parte del linguaggio giuridico feudale
Da notare il senhal del Buon Vicino
Canzone della lodoletta  Bernart de Ventardon


Quando la lodoletta vedo battere
gioiosamente l'ali incontro al sole,
ed ecco s'oblia e si lascia cadere
per la dolcezza che le giunge al cuore,
ah. si grande invidia mi prende
d'ogni essere ch' io veda gioire,
ch'è meraviglia se tosto
il cuore dal desio non mi si strugge.
Ahimè. tanto credevo sapere
d'amore, e tanto poco ne so.
ché non posso tenermi d'amare
quella da cui nulla mai otterrò.
Tolto m'ha il cuore, tolto m'ha me stesso,
e se stessa m'ha tolto, e tutto il mondo:
e al togliermisi, nulla m'ha lasciato
se non desiderio e cuore bramoso.
Più non ebbi il dominio di me stesso,
più non m'appartenni da allora,
quando negli occhi suoi lasciò specchiarmi,
in quello specchio che tanto mi piace.
Specchio, da quando in te mi rispecchiai,
m'han distrutto i sospiri profondi:
così in te mi perdei, come perdette
sé il leggiadro Narciso nella fonte.
Di tutte le donne dispero,
mai più in loro avrò alcuna fiducia;
come solevo esaltarle di lodi,
così le lascerò di lodi prive.
Vedendo che nessuna mi soccorre
presso di lei che mi distrugge e annulla,
di tutte quante pavento e diffido,
ché so bene che tutte sono uguali.
Femmina in ciò per certo si rivela
madonna, ond'io la rampogno,
ché non vuoi quel che si deve volere
e fa quel ch'altri non vuoi ch'ella faccia.
Sono caduto ove non è pietà
e ho fatto come lo sciocco sul ponte;
né so perché questo m'accade,
se non ch' io volli troppo alto salire.
pietà è veramente smarrita
(ed io mai la conobbi!) :
se chi più averne dovrebbe
n'è al tutto privo, ove dunque cercarla?
Ah! chi mai penserebbe in vederla,
che questo infelice smanioso,
che mai senza lei avrà bene,
lasci, senz'aiuto, morire?
Dacché presso madonna non mi vale
prego, pietà, né il diritto che accampo,
né le viene in piacere
ch' io l'ami, più gliene farò parola.
Così da lei mi parto e mi sconfesso,
morto da lei, per morto le rispondo,
e me ne vado, dacché non mi ritiene,
infelice, in esilio, non so dove.
Tristano, nulla più avrete da me:
me ne vado, infelice, non so dove;
il mio canto abbandono e rinnego
e da gioia e da amore m'estranio.

[[/html]]

Note:
7-8. ch'è meraviglia… si strugge: che mi meraviglio se in quel momento il cuore non si consuma per il desiderio.
11. non posso… d'amare: non posso trattenermi dall'amare.
14. se stessa m'ha tolto: mi ha privato di lei (mi ha tolto ogni speranza di amore).
21.Specchio: sono gli occhi della donna.
24. il leggiadro Narciso: numerosi autori medioevali hanno ripreso il mito di Narciso (che si innamorò della propria immagine riflessa nell'acqua di una fonte, perdendo così se stesso) raccontato nelle Metamorfosi del poeta latino Ovidio (I secolo a.C.).
25. Di tutte… dispero: Non ho più speranza nelle donne tutte.
29-30. Vedendo… annulla: Nessuna donna mi aiuta contro quella che mi distrugge e mi confonde.
33-36. Femmina… ch'ella faccia: In ciò la mia signora si mostra veramente donna, per cui io la rimprovero, perché lei non desidera ciò che si deve volere e, invece, fa ciò che le si vieta
50. prego: preghiera.
53. da lei… mi sconfesso: mi allontano da lei e mi pento di avere amato.
54. per morto: come morto.
55. dacché non mi ritiene: perché non mi trattiene.
57.Tristano: è il senhal con cui il poeta indica la donna amata, probabilmente Eleonora d'Aquitania. Da un lato Tristano è il nome di un personaggio dei romanzi cortesi, che si innamora di Isotta dopo aver bevuto un filtro magico, e dall'altro evoca la tristezza del poeta.


Di nuovo il topos del contrasto tra la gioia vitale della natura e la tristezza del poeta per la crudeltà della donna che si è rilevata femmina e non più madonna.
L’allusione allo specchio-pupilla richiama la particolare concezione alchemica-filosofica dell’amore per la quale è l’immagine che si forma nella pupilla che provoca l’innamoramento (si pensava ad esempio che se uno veniva ucciso l’immagine dell’assassino rimanesse nella pupilla)



Parole chiave gioia desiderio sospiro madonna preghiera ricompensa

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